A short story (in italian and then in english) on the exhibition dedicated to LINK – Urban art festival in my city, Brescia!

Due parole (molto a posteriori) dedicate a LINK – Urban art festival. Quattro anni di arte urbana a Brescia, organizzata dall’Associazione Culturale C.AR.M.E. con True Quality.

La mostra, allestita presso lo spazio Carme (Sala Santi Filippo e Giacomo, in via delle Battaglie), ha raccolto e presentato le quattro edizioni dell’omonimo festival bresciano di arte urbana LINK, che ha visto avvicendarsi, nelle sue 4 edizioni, 32 artisti di fama internazionale provenienti dal panorama della Street Art e del Graffiti Writing di tutto il mondo.

L’allestimento mettenva in luce – in distinte sezioni – ogni aspetto del progetto: le opere realizzate, gli artisti coinvolti e l’impatto avvenuto sui quartieri della città.

Da una parte il reportage fotografico e video degli interventi svolti: un racconto delle opere e degli artisti che hanno preso parte al progetto dal 2016 a oggi, con focus sui 26 piloni dipinti della metropolitana leggera di Brescia, presso la fermata di Sanpolino.

Dall’altra, invece, i tre artisti chiamati per l’edizione 2019 (e qui entro in gioco io) per la realizzazione di grandi pareti nelle aree di San Bartolomeo, Villaggio Violino e Lamarmora: Vera Bugatti, 108 e SADDO.

Opere originali, schizzi preparatori, dipinti e tavole di progetto dei lavori realizzati a Brescia.

Gli interventi sono stati parte di un macro-progetto che ha visto coinvolte in diverse attività un grande numero di realtà presenti sul territorio (Consigli di quartiere, Scuole, spazi giovani, etc.), con l’obiettivo di rivitalizzazione e valorizzazione culturale di tali aree periferiche della città.

Mi è stata dedicata un’intera nicchia, oscurata scenograficamente ai lati da tende nere, che ho immaginato di dividere in tre sezioni:

Ai lati alcune delle anamorfosi a motore elettrico del progetto Memory Theater, allestite su parallelepipedi bianchi.

Nell’angolo sinistro una scatola ottica nera con piedistallo e serratura dorata. Guardando all’interno una luce rossa svela il soggetto: un uomo che si tocca il viso preoccupato, in primo piano degli iceberg inseriti uno dietro l’altro come in antiche scenografie portatili. Il viso è in anamorfosi obliqua e si riflette sdoppiandosi sul lato opposto della scatola. L’opera, dal titolo Global War_m/n_ing, è un pezzo del 2019 dedicato all’emergenza climatica e al riscaldamento globale. Un gioco di parole che lega ‘warming’ con ‘warning’ con ‘war’. Chi mi conosce sa che mi piace coniare parole composte in questo modo (pensate alla tela Ostragismo).

Sulla parete di fondo una grande opera (larga circa 4 metri) realizzata intrecciando fil di ferro a chiodi d’acciaio con pinza e martello. E’ nato così il pezzo Ancestre, nome che suona come il francese ‘ancetre’.  Una donna anziana di tre quarti che si scioglie lentamente le trecce. Un elogio della lentezza e del racconto. Il pezzo è stato creato in loco e smontato a fine mostra. Un’altra opera effimera dunque, come la maggior parte dei miei lavori su pavimentazione.

Non realizzavo un pezzo in fil di ferro da almeno sette anni (il mio vecchio Iron and nails project) e la mostra a Carme è stata un’occasione per ricominciare e mettermi alla prova. Volevo che la mia nicchia non parlasse solo di ciò che faccio nell’ambito dell’arte urbana ma che raccontasse anche del mio percorso particolare come artista e del mio passato come ricercatrice.

Di seguito il video dedicato ad Ancestre e un breve video che mostra il ruotare delle immagini anamorfiche dipinte nelle mie installazioni.

Alcune delle fotografie sono tratte dalla pagina FB di True Quality (che ringrazio 🙂 come sempre)

 

Some words dedicated to “LINK – Urban art festival. Four years of urban art in Brescia”, exhibition organized by C.AR.M.E. with True Quality.

The exhibition collected and presented the four editions of the homonymous Brescia festival of urban art LINK, which saw 32 artists alternate in its 4 editions of international fame from the field of Street Art and Graffiti Writing from all over the world.

The set-up highlighted – in distinct sections – every aspect of the project: the works created, the artists involved and the impact on the city’s neighborhoods. On one side, the photographic and video reportage of the performances carried out: a story of the works and artists who have taken part in the project from 2016 to today, with a focus on the 26 painted pylons of the Brescia light rail, at Sanpolino stop. On the other hand, however, the three artists called for the 2019 edition (and here I come into!) for the construction of large walls in the areas of San Bartolomeo, Villaggio Violino and Lamarmora: Vera Bugatti, 108 and SADDO. Original works, preparatory sketches, paintings and project drawings of the works carried out in Brescia.

A whole niche/chapel was dedicated to me, scenically obscured on the sides by black curtains, which I imagined to divide into three sections:

On the sides, some of the anamorphoses with electric moving of my past Memory Theater project, set up on white parallelepipeds.

In the left corner a black optical box with pedestal and golden lock. Looking inside, a red light reveals the subject: a man touching his worried face, in the foreground of the icebergs inserted one behind the other as in ancient portable settings. The face is in oblique anamorphosis and it is reflected by a mirror on the opposite side of the box. The work, entitled Global War_m/n_ing, is a piece of 2019 dedicated to the climate emergency and global warming. A joke on words that links ‘warming’ with ‘warning’ with ‘war’. Those who know me know that I like to coin words composed in this way (think for example to Ostragismo).

On the back wall a large work (about 4 meters wide) made by weaving iron wire with steel nails with pliers and hammer. The title of the piece was Ancestre, a name that sounds like the French ‘ancetre’. A three-quarter old woman slowly unties her braids. A praise of slowness and storytelling. The artwork was created on site and dismantled at the end of the exhibition. Another ephemeral work therefore, like most of my works on flooring. I haven’t made a piece of wire for at least seven years and the exhibition was an opportunity to start again and test myself.

I wanted my space to not only talking about what I do in the field of urban art but also to telling about my particular path as an artist and my past as a researcher. Below is the video dedicated to Ancestre and a short video showing the rotation of the anamorphic images.