“IN VULPEM MUTARI” –  TRE SGUARDI E UNA METAMORFOSI

Tanti anni fa, mentre la mia biblioteca personale cresceva e abitava ogni spazio domestico, avevo fatto confezionare un piccolo exlibris adottando uno degli Emblemata di Andrea Alciati (il 188, nell’edizione padovana del 1618): una volpe che regge e osserva una maschera teatrale, con annessa la frase latina Mentem non formam plus pollere (l’intelletto vale più dell’aspetto esteriore). La citazione deriva da una favola di Esopo (Fav. 17) ripresa poi da Fedro (Fabulae, I, 7) e la trovai perfetta per la mia raccolta libraria e le sue velleità cinquecentesche sullo scibile, la passione per gli eretici italiani, il nicodemismo e la prima scienza moderna.

Fra le curiosità che sognavo di possedere c’era anche il trattato De humana physiognomonia del poliedrico Giovan Battista Della Porta, pubblicato nel 1586, che metteva a confronto i tratti somatici umani con quelli degli animali, associando fisionomie e analoghe inclinazioni psicologiche. Con un approccio prelombrosiano, l’autore affermava che la persona simile alla volpe doveva possedere medesimamente “un’indole astuta, affusolata o ingannevole” poiché il fulvo selvatico “sempre machina cose cattive”.

Tra i desiderata c’erano anche la Monstrorum Historia del naturalista Ulisse Aldrovandi, edita nel 1642, mirabolante rassegna di prodigi e creature (fra i quali spiccano singolari ibridi e mostri con parti di volpe), e alcuni compendi antichi, il Fisiologo e il Bestiario di Aberdeen, che però affiancavano senza ripensamenti la furbizia della volpe a cospirazione demoniaca.

Più clemente la narrazione medievale, con in testa il favoloso Roman de Renart, che pure agognavo in edizione critica, dove la maliziosa volpe è una vera e propria maestra di astuzia che trionfa sui più forti grazie alla propria intelligenza, affermandosi in un mondo ribaltato come modello di saggezza e perseveranza.

In Asia, in particolare in Cina e in Giappone, la volpe è vista invece come uno spirito mutevole, con l’abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane per interagire con i mortali. La famosa Kitsune giapponese, creatura polimorfa per eccellenza, incarna sia la cura che l’inganno, ricordandoci che il crinale fra benevolenza e doppiezza è spesso invisibile. Altro potere attribuito allo spirito giapponese della volpe è quello di penetrare nei sogni e di generare illusioni complesse, piegando talvolta a suo volere il tempo e lo spazio.

Fin qui, un discreto forziere per la mia poetica, meglio fermarsi un attimo a raccogliere le idee.

Ero certa in ogni caso che una riflessione sulla volpe comune o volpe rossa (Vulpes vulpes – Linnaeus 1758) volta alla creazione di un’opera a tema destinata al Parco Regionale dei Monti Lucretili (in occasione della mostra Bestiario Lucretile, curata da Giulio di Mauro di Archeological Records) sarebbe approdata (inevitabilmente) altrove.

L’installazione In vulpem mutari, fotografata da Andrea Zampatti nei boschi della Valle Trompia, coniuga la simbologia della volpe come trickster – archetipo mitologico dello scaltro che sfida convenzioni e regole – con le qualità misteriose che hanno garantito a questo splendido animale un posto unico nell’immaginario collettivo, ispirando miti, racconti e leggende.

L’opera nasce da suggestioni antiche, ma le distilla secondo un’inconsueta immaginazione narrativa, mettendo in dialogo tre personaggi che evocano altrettante fasi di una trasmutazione che va oltre il gioco dello scambio di maschere.

Una ragazzina con maschera volpina, abiti carnascialeschi e pupazzo-coniglio intimorito, sfugge lo sguardo mentre si appoggia ad un’enigmatica figura mantellata che ha il volto inaspettato di una volpe umanizzata. Il corpo è quello di un’anziana signora e la mano rugosa lascia intravedere un cordino che conduce ad una maschera teatrale tragica, da poco deposta a terra. A piedi delle due figure una volpe, stavolta inequivocabilmente selvatica, si volta di scatto, come fosse stata sorpresa dall’osservatore in compagnia della bizzarra coppia.

Una maschera zoomorfa sul volto umano, una maschera antropomorfa appena levata da un muso selvatico, rimando ai cortei rumorosi che in tutta Europa celebravano il ritorno alla luce dopo il buio invernale, residui di una spiritualità precristiana e simulacri di un rapporto simbiotico con la natura ormai perduto.

Questo canide sfuggente e crepuscolare, noto per la sua adattabilità, vive con l’uomo un rapporto al contempo di condivisione e conflitto, riuscendo a sopravvivere nonostante i cambiamenti imposti al suo territorio naturale.

In questo bosco la triade rossastra è quindi un inno alla metamorfosi, incarna le molteplici sfaccettature dell’identità, i mutamenti e le reinvenzioni dell’umano.

Questo simbolismo sa di trasmutazione, di contraddizioni interiori.

Ne emerge in fondo una consapevolezza perturbante dell’ambiguità umana e del potere taumaturgico della natura.

La fotografia è di Andrea Zampatti e di fatto è un progetto a quattro mani. Andrea partecipa alla mostra Bestiario Lucretile con un suo scatto dedicato al Cervo.

Di seguito alcune informazioni sulla mostra:

  • Titolo del progetto: BESTIARIO LUCRETILE
  • Periodo: 24 ottobre 2026 – 20 dicembre 2026
  • Inaugurazione: sabato 24 ottobre 2026, ore 16:00 – 21:00
  • Sedi: Spazio Torre Orsini (Castello di Licenza, RM) e Museo dell’Aquila Reale di Civitella di Licenza (RM)
  • Sito ufficiale: www.bestiariolucretile.org

Organizzazione: Archaeological Records / AR Lab
L’Aquila Reale: Centro Arte e Natura di Civitella di Licenza
Curatore: Giulio Di Mauro
In collaborazione con: Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili

Il progetto BESTIARIO LUCRETILE è una mostra voluta per celebrare la fauna del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e promuoverne la tutela attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. L’iniziativa, elaborata e promossa dall’etichetta discografica indipendente Archaeological Records, intende connettere pubblici e scene musicali indipendenti al mondo dell’arte.

Una mostra collettiva per celebrare il piccolo nel grande – in cui la fauna del Parco Naturale dei Monti Lucretili viene osservata, sognata e rappresentata da oltre cinquanta artisti provenienti da tutto il mondo. La selezione degli artisti partecipanti mescola nomi noti dell’arte contemporanea con musicisti che utilizzano oltre alla musica anche l’arte figurativa come forma espressiva.

La mostra sarà suddivisa in tre sezioni, collocate all’interno del castello di Licenza (RM) – Spazio Torre Orsini – mentre una sala dedicata alle installazioni immersive sarà allestita presso il MusAQ di Civitella di Licenza. Le tre sezioni della mostra seguono la classificazione: invertebrati / Pesci, Anfibi, Rettili / Uccelli, Mammiferi.

La colonna sonora di BESTIARIO LUCRETILE è l’album “CREATURAE NOCTIS” di Andrew Liles, pubblicato a fine Agosto in CD e vinile. Ascoltalo e acquistalo su Bandcamp: https://archaeologicalrecords.bandcamp.com/album/creaturae-noctis

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In vulpem mutari. Three glances and a metamorphosis

Many years ago, as my personal library grew and inhabited every space in the house, I had a small bookplate made using one of Andrea Alciati’s Emblemata (number 188, in the 1618 Padua edition): a fox holding and observing a theatrical mask, accompanied by the Latin phrase Mentem non formam plus pollere (Intellect is worth more than appearance). The quote comes from a fable by Aesop (Fabulae, I, 7), later taken up by Phaedrus (Fabulae, I, 7), and I found it perfect for my book collection and its sixteenth-century ambitions for knowledge, its passion for Italian heretics, Nicodemism, and early modern science.

Among the curiosities I dreamed of owning was the treatise De humana physiognomonia by the polymath Giovan Battista Della Porta, published in 1586, which compared human and animal features, associating physiognomies with similar psychological inclinations. Taking a pre-Lombrosian approach, the author asserted that a person similar to a fox must possess a similarly “cunning, slender, or deceptive nature,” since the wild fawn “always plots evil things.”

Among my desires were also the Monstrorum Historia by the naturalist Ulisse Aldrovandi, published in 1642, a dazzling collection of wonders and creatures (among which singular hybrids and monsters with fox parts stand out), and several ancient compendiums, the Physiologus and the Aberdeen Bestiary, which, however, unhesitatingly linked the fox’s cunning with demonic conspiracy.

Medieval narratives are more lenient, led by the fabulous Roman de Renart, which I longed for in a critical edition. Here, the mischievous fox is a true master of cunning who triumphs over the strongest thanks to her intelligence, establishing herself in a world turned upside down as a model of wisdom and perseverance.

In Asia, particularly China and Japan, the fox is seen as a shapeshifting spirit, with the ability to change shape and assume human form to interact with mortals. The famous Japanese kitsune, a polymorphous creature par excellence, embodies both care and deceit, reminding us that the line between benevolence and duplicity is often invisible. Another power attributed to the Japanese fox spirit is that of penetrating dreams and generating complex illusions, sometimes bending time and space to its will.

So far, a decent treasure trove for my poetics; it’s best to pause for a moment and gather my thoughts.
In any case, I was certain that a reflection on the common fox or red fox (Vulpes vulpes – Linnaeus 1758) aimed at creating a themed work for the Monti Lucretili Regional Park (on the occasion of the Bestiario lucretile exhibition) would (inevitably) find its way elsewhere.

The installation In vulpem mutari, photographed by Andrea Zampatti in the woods of Valle Trompia, combines the symbolism of the fox as a trickster—a mythological archetype of the cunning one who defies convention and rules—with the mysterious qualities that have granted this splendid animal a unique place in the collective imagination, inspiring myths, tales, and legends.

The work draws on ancient inspirations, but distills them according to an unusual narrative imagination, establishing a dialogue between three characters who evoke three phases of a transmutation that goes beyond the game of exchanging masks.

A young girl wearing a fox mask, carnival attire, and a frightened rabbit puppet eludes our gaze as she leans against an enigmatic cloaked figure with the unexpected face of a humanized fox. The body is that of an elderly lady, and the wrinkled hand reveals a cord leading to a tragic theatrical mask, recently placed on the ground. At the feet of the two figures, a fox, this time unmistakably wild, turns abruptly, as if surprised by the viewer in the company of this bizarre couple.

A zoomorphic mask on a human face, an anthropomorphic mask just removed from a wild muzzle, a reference to the noisy processions that throughout Europe celebrated the return of light after the winter darkness, remnants of a pre-Christian spirituality and simulacra of a symbiotic relationship with nature now lost.

This elusive, crepuscular canine, known for its adaptability, shares a relationship with humans that is both shared and conflicted, managing to survive despite the changes imposed on its natural environment.
In this forest, the reddish triad is thus a hymn to metamorphosis, embodying the many facets of human identity, the transformations and reinventions of humanity.

This symbolism smacks of transmutation, of internal contradictions.
What ultimately emerges is a disturbing awareness of human ambiguity and the healing power of nature.

Project Title: BESTIARIO LUCRETILE
Date: October 24, 2026 – December 20, 2026
Opening: Saturday, October 24, 2026, 4:00 PM – 9:00 PM
Venues: Spazio Torre Orsini (Licenza Castle, Rome) and the Golden Eagle Museum in Civitella di Licenza (Rome)
Official Website: www.bestiariolucretile.org

Organization: Archaeological Records / AR Lab
The Golden Eagle: Art and Nature Center of Civitella di Licenza
Curator: Giulio Di Mauro
In collaboration with: Monti Lucretili Regional Natural Park

The BESTIARIO LUCRETILE project is an exhibition designed to celebrate the fauna of the Monti Lucretili Regional Natural Park and promote its protection through the languages ​​of contemporary art. The initiative, developed and promoted by the independent record label Archaeological Records, aims to connect audiences and independent music scenes with the art world.

A group exhibition celebrating the small in the large—in which the fauna of the Monti Lucretili Natural Park is observed, dreamed of, and represented by over fifty artists from around the world. The selection of participating artists mixes well-known names in contemporary art with musicians who use visual art as a form of expression in addition to music.

The exhibition will be divided into three sections, located inside the Licenza Castle (Rome)—Spazio Torre Orsini—while a room dedicated to immersive installations will be set up at the MusAQ in Civitella di Licenza. The three sections of the exhibition are classified as: Invertebrates / Fish, Amphibians, Reptiles / Birds, Mammals.

The soundtrack for BESTIARIO LUCRETILE is the album “CREATURAE NOCTIS” by Andrew Liles, released at the end of August on CD and vinyl. Listen and buy it on Bandcamp: https://archaeologicalrecords.bandcamp.com/album/creaturae-noctis
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